“Assault Suit Leynos”, noto anche come “Target Earth”, è un celebre spara e fuggi realizzato per il "Sega Mega Drive”, la mitica console a sedici bit passata alla storia per aver dato i natali al famoso “Sonic: The Hedgehog”. Il sopraccitato “shooter” non mancò a suo tempo di accattivare l’attenzione di un buon numero di fan grazie alla sua atmosfera prettamente “sci-fi” e alle accattivanti animazioni che ne impreziosivano il comparto grafico, fermo restando il proibitivo livello di difficoltà che lo contraddistingueva. In seguito, fu poi convertito per l’ammiraglia della Nintendo, il "Super Nes", dove ad un cambiamento del titolo in “Assault Suits Valken/Cybernator” corrisposero anche diversi miglioramenti che interessarono principalmente la grafica e la difficoltà generale. Questo sequel realizzato in esclusiva per il “Sega Saturn”, riprende le meccaniche tipicamente “old-school” del summenzionato capostipite traendo, però, giovamento dalle superiori capacità audio/visive dei suoi potenti chip a 32 bit. Strutturalmente, mantiene tutti quegli aspetti che decretarono il successo del primo episodio, seppur presentandoli in una chiave rinnovata, più moderna se vogliamo. A livello di “gameplay”, si presenta come uno “shooter” a scorrimento multi-direzionale che ci pone al comando di una gigantesca armatura robotica meglio nota come “Mech”. La vicenda si articola in sette missioni differenti, ognuna delle quali ambientata su un particolare pianeta o nello spazio immediatamente circostante. L’obiettivo di ciascuna di queste spazierà dal dover farsi largo fra le innumerevoli ondate nemiche che via via cercheranno di farci fuori all’annientare un gigantesco avversario, piuttosto che resistere il più possibile agli attacchi nemici o proteggere un convoglio.
Il nostro “Mech” ha a sua disposizione vari tipi di armi: cannoni, mitragliatori, laser, plasma, missili a ricerca, lanciafiamme e bazooka, ognuna della quali dispone di una limitata dotazione di munizioni. Le armi fanno fuoco in ogni direzione e presentano un certo grado d’imprecisione nel prendere la mira contro un bersaglio in particolare. Fortunatamente per noi, è possibile ricorrere ad un sistema di mira automatico basato su tre possibili impostazioni. Per superare gli ostacoli più disparati, o semplicemente per eliminare i nemici che sfrecciano al di sopra le nostre teste, siamo in grado di spiccare degli ampi balzi, così come di rimanere temporaneamente a mezz’aria, attivando l’apposito propulsore della nostra corazza robotica. I colpi nemici vengono assorbiti da uno scudo protettivo che una volta esauritosi non potrà essere reimpiegato fino alla missione successiva. Alla fine di ogni livello riceveremo una valutazione sulla base della quale sbloccheremo nuove armi, armature e i dispositivi più disparati. Grazie ad un’interessante sistema di “personalizzazione” saremo anche in grado di scegliere fra qualcosa come una decina di corazze differenti ed una cinquantina di armi e ritrovati vari, fermo restando la possibilità di poter modificare anche le peculiarità del nostro “Mech” (forza, agilità e resistenza dello scudo) ridistribuendo l’output energetico del nostro mezzo. Oltre a tutto ciò, durante il corso della partita, almeno in alcuni frangenti, verremo aiutati anche da alcuni nostri commilitoni e non mancheremo di dover fronteggiare degli immensi boss di fine livello. La realizzazione tecnica di questa produzione curata dalla “Nippon Computer System Corporation” è sicuramente di buon livello: la grafica impiegata per rappresentare ogni situazione del gioco appare sempre nitida e piuttosto dettagliata.
Le animazioni che raffigurano le gesta dei “Mech” sono alquanto particolareggiate e le loro sembianze cambiano a seconda dell’arma impiegata. Lo scorrimento dello scenario è fluido ed è impreziosito da un convincente movimento prospettico e da un accattivante effetto di messa in scala. La resa finale, inoltre, trae un ulteriore giovamento dall’ottima resa delle deflagrazioni e dalla presenza di enormi boss di fine livello, benché al cospetto di questi’ultimi si percepisca una sorta di leggero rallentamento delle “performance” generali. La presentazione iniziale, purtroppo, a conti fatti non appare molto riuscita, sia per quanto riguarda la qualità che i contenuti. Il comparto audio è anch’esso di buona fattura, l’azione è accompagnata da una serie di musichette per lo più orecchiabili e da un campionario d’effetti sonori indubbiamente efficaci. Prima di tirare le somme, è bene spendere qualche parola anche sulla difficoltà del gioco, questa si assesta, infatti, su un livello medio/alto e ci costringerà in più di un’occasione a centellinare ogni singolo colpo per poter quanto meno sperare di arrivare alla fine di ogni missione. Concludendo, “Assault Suit Leynos 2” è un titolo che deve essere preso in seria considerazione da tutti coloro che a suo tempo ebbero il privilegio di poter godere dei suoi sopraccitati prequel, “Mega Drive” o “Super Nes” poco importa, o in alternativa da chiunque si trovi a proprio agio con gli “shooter” in generale e che non disdegni l'estetiche tipicamente “old-school”. Non male, il link:
Download Assault Suit Leynos II
N.B.: "Assault Suit Leynos II" può essere giocato con l'emulatore SSF. L'iso del cd, una volta decompressa, deve essere "montata" nel lettore virtuale di "Alcohol 120%" o "Daemon Tools". Scompattate anche il "bios giapponese" all'interno della stessa cartella dell'emulatore e lanciate il programma. Da "Option -> Option -> Pheripheral -> Saturn Bios -> Browse" selezionate il file relativo al bios della console, da "CD Drive" scegliete il lettore virtuale in cui avete montato l'iso del gioco e in "Area Code" assicuratevi che vi sia "Japan". Sul mio computer per una migliore compatibilità ho dovuto impostare anche "Option -> Option -> EZ Setting -> Highest Compatibility (Very Slow) -> Set", nel caso provate. Dopo aver configurato il tutto, l'emulatore vi chiederà di essere riavviato. Per modificare i controlli utilizzate "Option -> Option -> Controller -> Port1 -> Player1:A -> Control Pad -> Redefine".
Pubblicato da
Bert,
giovedì 24 novembre 2011.














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