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  • © 2007/2012 Bert

    LV-426: Aliens Remake (PC Windows)

    [...] I soldati, purtroppo, possono solo essere gestiti singolarmente, selezionando di volta in volta coloui che è rimasto più indietro. Le porte, nel qual caso la situazione lo richieda, possono essere sfondate a colpi di fucile o sigillate facendo saltare l’apposita serratura elettronica che le controlla. Le stanze che presentano delle concrezioni biomeccaniche, cioè che recano i segni di una recente attività aliena, dovranno esserne ripulite così da individuare nuovi punti d’accesso ed impedire l'eventuale sviluppo di uova e “facehugger”. L’orientamento all’interno degli inquietanti meandri della base, è stato semplificato... [Continua a leggere]

    Assault Suit Leynos II (Sega Saturn)

    [...] A livello di “gameplay”, si presenta come uno “shooter” a scorrimento multi-direzionale che ci pone al comando di una gigantesca armatura robotica meglio nota come “Mech”. La vicenda si articola in sette missioni differenti, ognuna delle quali ambientata su un particolare pianeta o nello spazio immediatamente circostante. L’obiettivo di ciascuna di queste spazierà dal dover farsi largo fra le innumerevoli ondate nemiche che via via cercheranno di farci fuori all’annientare un gigantesco avversario, piuttosto che resistere il più possibile agli attacchi nemici o proteggere un convoglio. Il nostro “Mech” ha a sua disposizione... [Continua a leggere]

    The Strangers (Amiga AGA)

    [...] Più che girovagare in lungo e in largo per ampi scenari urbani, ci limiteremo a scorazzare in luoghi molto più ristretti simili a piccole arene a se stanti, sulla falsariga di una fabbrica, di una prigione o di un cantiere. Nel corso dell’azione, in altre parole, non asseconderemo lo scorrimento dello sfondo facendo a cazzotti con tutti gli innumerevoli gruppetti di energumeni che via via faranno capolino alla spicciolata, ma bensì ci ritroveremo coinvolti in vere e proprie risse da stadio capaci di contare dozzine d'individui per volta. Le nostre tecniche di combattimento, oltre a permetterci di sfoggiare pugni, calci, gomitate... [Continua a leggere]

    Skunny: Special Edition (PC MS-DOS)

    [...] Lungo il corso della partita dovremo completare qualcosa come un centinaio di livelli, ognuno dei quali conterà decine di insidie e nemici da evitare, oltre che altrettanti oggetti da collezionare. L'uscita di ogni singolo stage andrà sbloccata raccogliendo un certo numero di chiavi così come ogni porta che ci ostruisce il passaggio dovrà essere aperta attivando un apposito interruttore. I nemici che infestano i vari livelli, così come avviene negli altri titoli del medesimo genere, dovranno essere eliminati spiccando degli opportuni balzi al di sopra delle loro teste. Il numero delle vite a nostra disposizione, per di più... [Continua a leggere]

    Gaia Seed (Sony Playstation)

    [...] Nel corso della partita visiteremo gli scenari più fantasiosi ed improbabili: ci tufferemo, ad esempio, nelle profondità di un suggestivo oceano contraddistinto, fra l’altro, da un design decisamente retrò ed impreziosito dal tipico effetto ondulatorio volto a riprodurne la distorsione e la trasparenza dell’acqua, così come attraverseremo un denso strato di nubi d’alta quota che improvvisamente si rivelerà essere un gigantesco sistema temporalesco. Una volta al suo interno, ciò che a prima vista ci appariva come un paesaggio piuttosto monotono e banale, si trasformerà pian piano in un inquietante caleidoscopio di luci, ombre... [Continua a leggere]

    Crownland (Atari 8 bit)

    [...] Il sopraccitato videogioco, come premesso, si sviluppa più o meno come uno dei tanti platform aventi come protagonista il famoso idraulico italiano, seppur con qualche semplificazione. A livello di gameplay, infatti, non dobbiamo far altro che raggiungere la fine di ciascuno stage assecondandone lo scorrimento con una lunga serie di balzi. Durante l'azione non ci limitiamo a superare solamente i dislivelli più disparati, ma piuttosto ci tocca anche ingegnarci su come raggiungere le piattaforme più inaccessibili così da raccogliere il maggior numero di stelline possibile. Per far ciò, spesso e volentieri, siamo... [Continua a leggere]

    Novità, Aggiornamenti, Modifiche e quant'altro:

    - 23/01/2012: Fileserve ha modificato la sua politica di file-sharing non permettendo più il download a persone che non abbiano uppato personalmente i file. Pertanto, sono sospesi tutti i download riconducibili al summenzionato servizio di hosting. I relativi post anche in questo caso saranno ripubblicati una volta completate le operazioni di "riuppaggio".
    - 20/01/2012: La recente dipartita di Megaupload ha comportato la perdita di numerosi file indirizzati dal Blog. I relativi articoli, ad ogni modo, non sono andati perduti ma verranno riproposti man mano che l'operazione di "riuppaggio" e verifica proseguirà sistematicamente.

    Ultimi giochi aggiunti:

    LV-426 è un ottimo rifacimento del buon vecchio “Aliens”, uno sparatutto in prima persona realizzato per le principali piattaforme ad otto bit dei primi anni ’80. Il gioco, come traspare chiaramente dal titolo, è stato tratto dal secondo film dell’omonima serie cinematografica e viene ricordato come uno dei videogiochi più sorprendenti della sua epoca. Non tanto per l’innovativa visuale in soggettiva attraverso cui si governava un manipolo di soldati costretti in un’ambientazione claustrofobica, ma piuttosto per via della cura con cui riuscì a ricreare l’inquietante atmosfera della pellicola originale. Grazie a quest’ultima divenne, infatti, uno dei giochi più angoscianti della storia del videogioco, ovviamente facendo le debite proporzioni in termini di possibilità hardware. La trama, come premesso, si rifà alla vicenda narrata nel secondo capitolo della saga: in pratica dopo quasi sessant’anni passati alla deriva nello spazio, la capsula di salvataggio del tenente Ellen Ripley viene finalmente intercettata e tratta in salvo sulla stazione spaziale Gateway, in orbita nei pressi della Terra. Dopo qualche giorno di riposo, resosi necessario per riprendersi dai postumi di un così prolungato periodo di “ipersonno”, Ripley, ancora visibilmente scossa per l’accaduto, si presenta davanti ai rappresentanti della Compagnia, la “Weyland-Yutani”, per esporre i fatti che portarono alla decimazione dell’intero equipaggio e alla successiva autodistruzione della gigantesca astronave da carico Nostromo. Fin da subito, il suo resoconto non è ritenuto plausibile e viene addirittura liquidato come un mero vaneggiamento di una donna mentalmente instabile e profondamente traumatizzata da una brutta esperienza. Il solo accettare l’idea che un così grave disastro possa essere avvenuto a causa di una fantomatica creatura aliena sviluppatasi all’interno di un membro  dell’equipaggio precedentemente infettato da un parassita proveniente da un misterioso relitto scoperto sulla superficie di un pianeta sconosciuto, appare del tutto inconcepibile per i presenti. Lo stesso monito, attraverso il quale Ellen cerca di mettere in guardia i commissari circa l’esistenza d'innumerevoli altri esemplari analoghi celati all'interno di quel misterioso scafo alieno, rimane del tutto inascoltato. Da lì a poco, s’interrompono le comunicazioni con la colonia LV-426, da cui il titolo del gioco, il medesimo pianeta su cui decenni prima mise piede lo sfortunato equipaggio del Nostromo. In men che non si dica, viene organizzata una missione per investigare sulle cause del misterioso silenzio.


    Ripley, inizialmente riluttante, alla fine decide di esorcizzare le proprie paure partecipando alla stregua di un mero consulente. Una volta sul posto, i prodi “marines” si renderanno ben presto conto che la gravità della situazione supera le loro ben più rosee aspettative e la stessa Ripley dovrà scendere nuovamente in campo per uscirne viva. Il gioco sostanzialmente ci pone al comando di una squadra di sei soldati che ha il compito di perlustrare il vasto complesso coloniale di LV-426, benchè la stessa Ripley suggerisca di concentrare ogni sforzo per individuare e raggiungere incolumi la camera in cui si anniderebbe la temibile regina aliena. All’inizio della partita, diversamente da quanto accadeva nel titolo originale, c’è offerta la possibilità di personalizzare l’allegra combriccola che da lì a poco andremo a governare, cliccando su un particolare membro della spedizione, infatti, potremo sostituirlo con un altro giusto per rendere le cose un po’ più varie. Ogni soldato dispone di una serie di parametri che ne descrivono le performance in azione, in particolare: l’ammontare delle munizioni in dotazione, la precisione del tiro, la diversa tolleranza alla fatica e la resistenza agli attacchi dei nemici. L’azione, come premesso, ci viene mostrata con una visuale in prima persona, cioè dalla telecamera montata sull’elmetto del soldato che al momento è sotto il nostro controllo. La scena può essere ruotata di 360 gradi così come il mirino che indica dove sta puntando l’arma può spostarsi indipendentemente da essa. Una serie di mini telecamere, una per ogni membro del gruppo, ci fornisce, inoltre, una piccola panoramica delle immediate vicinanze dei commilitoni inattivi. Un apposito allarme, sia acustico che visivo (qualora attivato), ci segnalerà di volta in volta la presenza di una qualsiasi minaccia. I diversi ambienti della base sono caratterizzati da delle condizioni d'illuminazione differenti, nel caso ne fossero completamente sprovvisti, sarà comunque possibile sfruttare la flebile luce di una modesta torcia elettrica. Le stanze che costituiscono l'enorme colonia sono interconnesse tra loro da un intricato sistema di porte, cliccandovi sopra con il pulsante d’azione saremo in grado di spostarci fra esse. I soldati, purtroppo, possono solo essere gestiti singolarmente, selezionando di volta in volta coloui che è rimasto più indietro. Le porte, nel qual caso la situazione lo richieda, possono essere sfondate a colpi di fucile o sigillate facendo saltare l’apposita serratura elettronica che le controlla. Le stanze che presentano delle concrezioni biomeccaniche, cioè che recano i segni di una recente attività aliena, dovranno esserne ripulite così da individuare nuovi punti d’accesso ed impedire l'eventuale sviluppo di uova e “facehugger”.


    L’orientamento all’interno degli inquietanti meandri della base, è stato semplificato grazie all’aggiunta di alcuni piacevoli miglioramenti, in particolare: una bussola che segnala la nostra direzione e una mini mappa che mostra le stanze e le relative porte nelle nostre immediate vicinanze. A mano a mano che persevereremo a esplorare i locali della colonia, gli attacchi degli “xenomorfi” diverranno sempre più incalzanti ed il livello di difficoltà dello stesso gioco si farà sempre più impegnativo. Durante i frequenti scontri a fuoco, saremo costretti a centellinare l’uso delle munizioni così come a non abbattere gli alieni in prossimità di una porta in modo da evitare l’eventuale formazione di pericolosissime pozze d'acido molecolare. Nel caso un nostro compagno venisse catturato vivo da un “fuco” o da un “facehugger”, potremmo sempre ritornare sui nostri passi per tentare di liberarlo. La dotazione delle munizioni in nostro possesso può essere rimpinguata solamente visitando l’apposita armeria, così come eventuali ferite potranno essere curate nei locali del centro medico. LV-426 offre, inoltre, un’accattivante modalità a due giocatori, ciascuno dei quali controllerà una squadra di tre soldati e ne osserverà le gesta in un apposito “split-screen”. Il gioco, oltre tutto, consente il salvataggio dei nostri progressi. Graficamente LV-426, pur avvantaggiandosi della maggior risoluzione grafica e delle migliori capacità cromatiche dei PC moderni, non tradisce in alcun modo lo spirito del titolo originale. In altre parole, nonostante un comparto grafico più nitido e definito, più al passo coi tempi se vogliamo, riprende per filo e per segno lo stile grafico originario, pur non disdegnando qualche piccolo miglioramento come i volti digitalizzati dei marines, le luci dinamiche e qualche breve intermezzo che riproduce alcuni eventi del film. Comunque sia, ciò che qui mi preme sottolineare è come sia riuscito a ricreare, e quindi a mantenere, l’angosciante sensazione di pericolo che contraddistingueva l'atmosfera del “First Person Shooter” di tanti anni fa, forte anche di un’ottima colonna sonora e relativi effetti sonori mutuati direttamente dalla pellicola cinematografica. Tirando le somme, LV-426 è pertanto uno splendido rifacimento di un vecchissimo videogioco che non mancò a suo tempo d’inquietare le notti di molti videogiocatori oggi attempati, prova ne siano gli innumerevoli balzi sulla sedia che è ancora in grado di provocare. Un remake, quindi, che è riuscito a cogliere in pieno, ed anche a migliorare se è per questo, lo spirito di uno dei più angoscianti ed innovativi FPS dell’epopea ad otto bit, non male. Il link:

    Download LV-426: Aliens remake

    Assault Suit Leynos”, noto anche come “Target Earth”, è un celebre spara e fuggi realizzato per il "Sega Mega Drive”, la mitica console a sedici bit passata alla storia per aver dato i natali al famoso “Sonic: The Hedgehog”. Il sopraccitato “shooter” non mancò a suo tempo di accattivare l’attenzione di un buon numero di fan grazie alla sua atmosfera prettamente “sci-fi” e alle accattivanti animazioni che ne impreziosivano il comparto grafico, fermo restando il proibitivo livello di difficoltà che lo contraddistingueva. In seguito, fu poi convertito per l’ammiraglia della Nintendo, il "Super Nes", dove ad un cambiamento del titolo in “Assault Suits Valken/Cybernator” corrisposero anche diversi miglioramenti che interessarono principalmente la grafica e la difficoltà generale. Questo sequel realizzato in esclusiva per il “Sega Saturn”, riprende le meccaniche tipicamente “old-school” del summenzionato capostipite traendo, però, giovamento dalle superiori capacità audio/visive dei suoi potenti chip a 32 bit. Strutturalmente, mantiene tutti quegli aspetti che decretarono il successo del primo episodio, seppur presentandoli in una chiave rinnovata, più moderna se vogliamo. A livello di “gameplay”, si presenta come uno “shooter” a scorrimento multi-direzionale che ci pone al comando di una gigantesca armatura robotica meglio nota come “Mech”.  La vicenda si articola in sette missioni differenti, ognuna delle quali ambientata su un particolare pianeta o nello spazio immediatamente circostante. L’obiettivo di ciascuna di queste spazierà dal dover farsi largo fra le innumerevoli ondate nemiche che via via cercheranno di farci fuori all’annientare un gigantesco avversario, piuttosto che resistere il più possibile agli attacchi nemici o proteggere un convoglio.


    Il nostro “Mech” ha a sua disposizione vari tipi di armi: cannoni, mitragliatori, laser, plasma, missili a ricerca, lanciafiamme e bazooka, ognuna della quali dispone di una limitata dotazione di munizioni. Le armi fanno fuoco in ogni direzione e presentano un certo grado d’imprecisione nel prendere la mira contro un bersaglio in particolare. Fortunatamente per noi, è possibile ricorrere ad un sistema di mira automatico basato su tre possibili impostazioni. Per superare gli ostacoli più disparati, o semplicemente per eliminare i nemici che sfrecciano al di sopra le nostre teste, siamo in grado di spiccare degli ampi balzi, così come di rimanere temporaneamente a mezz’aria, attivando l’apposito propulsore della nostra corazza robotica. I colpi nemici vengono assorbiti da uno scudo protettivo che una volta esauritosi non potrà essere reimpiegato fino alla missione successiva. Alla fine di ogni livello riceveremo una valutazione sulla base della quale sbloccheremo nuove armi, armature e i dispositivi più disparati. Grazie ad un’interessante sistema di “personalizzazione” saremo anche in grado di scegliere fra qualcosa come una decina di corazze differenti ed una cinquantina di armi e ritrovati vari, fermo restando la possibilità di poter modificare anche le peculiarità del nostro “Mech” (forza, agilità e resistenza dello scudo) ridistribuendo l’output energetico del nostro mezzo. Oltre a tutto ciò, durante il corso della partita, almeno in alcuni frangenti, verremo aiutati anche da alcuni nostri commilitoni e non mancheremo di dover fronteggiare degli immensi boss di fine livello. La realizzazione tecnica di questa produzione curata dalla “Nippon Computer System Corporation” è sicuramente di buon livello: la grafica impiegata per rappresentare ogni situazione del gioco appare sempre nitida e piuttosto dettagliata.


    Le animazioni che raffigurano le gesta dei “Mech” sono alquanto particolareggiate e le loro sembianze cambiano a seconda dell’arma impiegata. Lo scorrimento dello scenario è fluido ed è impreziosito da un convincente movimento prospettico e da un accattivante effetto di messa in scala. La resa finale, inoltre, trae un ulteriore giovamento dall’ottima resa delle deflagrazioni e dalla presenza di enormi boss di fine livello, benché al cospetto di questi’ultimi si percepisca una sorta di leggero rallentamento delle “performance” generali.  La presentazione iniziale, purtroppo, a conti fatti non appare molto riuscita, sia per quanto riguarda la qualità che i contenuti. Il comparto audio è anch’esso di buona fattura, l’azione è accompagnata da una serie di musichette per lo più orecchiabili e da un campionario d’effetti sonori indubbiamente efficaci. Prima di tirare le somme, è bene spendere qualche parola anche sulla difficoltà del gioco, questa si assesta, infatti, su un livello medio/alto e ci costringerà in più di un’occasione a centellinare ogni singolo colpo per poter quanto meno sperare di arrivare alla fine di ogni missione. Concludendo, “Assault Suit Leynos 2” è un titolo che deve essere preso in seria considerazione da tutti coloro che a suo tempo ebbero il privilegio di poter godere dei suoi sopraccitati prequel, “Mega Drive” o “Super Nes” poco importa, o in alternativa da chiunque si trovi a proprio agio con gli “shooter” in generale e che non disdegni l'estetiche tipicamente “old-school”. Non male, il link:

    Download Assault Suit Leynos II

    N.B.: "Assault Suit Leynos II" può essere giocato con l'emulatore SSF. L'iso del cd, una volta decompressa, deve essere "montata" nel lettore virtuale di "Alcohol 120%" o "Daemon Tools". Scompattate anche il "bios giapponese" all'interno della stessa cartella dell'emulatore e lanciate il programma. Da "Option -> Option -> Pheripheral -> Saturn Bios -> Browse" selezionate il file relativo al bios della console, da "CD Drive" scegliete il lettore virtuale in cui avete montato l'iso del gioco e in "Area Code" assicuratevi che vi sia "Japan". Sul mio computer per una migliore compatibilità ho dovuto impostare anche "Option -> Option -> EZ Setting -> Highest Compatibility (Very Slow) -> Set", nel caso provate. Dopo aver configurato il tutto, l'emulatore vi chiederà di essere riavviato. Per modificare i controlli utilizzate "Option -> Option -> Controller -> Port1 -> Player1:A -> Control Pad -> Redefine".

    In una metropoli decadente mortificata da profonde diseguaglianze sociali ed assoggettata alle angherie della criminalità organizzata, da un po’ di tempo a questa parte si sta rafforzando sempre più l’inquietante figura di un potente esponente della malavita. Questo losco figuro non si pone alcuno scrupolo nel perseguire i propri meschini interessi personali, spesso a scapito dell’incolumità della povera gente. Un giorno, una "gang" di giovani ragazzotti esperti nelle arti marziali e motivati da un profondo senso della giustizia, decide di ribellarsi per porre fine a tutto, ben sapendo, però, che dovrà innescare una vera e propria guerriglia urbana per poter tentare quanto meno di cambiare la situazione. “The Strangers” è un picchiaduro realizzato per gli ultimi personal computer sviluppati dalla Commodore, in particolare per i sistemi Amiga basati sull’architettura AGA. A livello di gameplay, prende spunto dalle meccaniche di gioco già apprezzate in titoli come “Nekketsu Kouha Kunio-kun/Renegade”, il primo picchiaduro della celebre Technos, e in “The Combatribes”, piuttosto che nei soliti capisaldi del genere "Double Dragon” e “Final Fight”. Più che girovagare in lungo e in largo per ampi scenari urbani, ci limiteremo a scorazzare in luoghi molto più ristretti simili a piccole arene a se stanti, sulla falsariga di una fabbrica, di una prigione o di un cantiere. Nel corso dell’azione, in altre parole, non asseconderemo lo scorrimento dello sfondo facendo a cazzotti con tutti gli innumerevoli gruppetti di energumeni che via via faranno capolino alla spicciolata, ma bensì ci ritroveremo coinvolti in vere e proprie risse da stadio capaci di contare dozzine d'individui per volta. Le nostre tecniche di combattimento, oltre a permetterci di sfoggiare pugni, calci, gomitate e ginocchiate, ci consentono anche di afferrare e scagliare gli avversari in pieno stile wrestling, senza scordare anche l'interessante possibilità di poter infierire sui poveri malcapitati privi di conoscenza.


    Durante i tafferugli ci serviremo inoltre di alcuni oggetti per cercar di arrecare il maggior danno possibile, a tal proposito vale la pena di citare i barili esplosivi e vari tipi di oggetti contundenti come spranghe, martelli e catene metalliche, benché non manchino delle vere e proprie armi come spade, asce, coltelli e mitragliatrici. L’energia persa in combattimento, potrà essere rimpinguata tramite delle apposite lattine ristoratrici. Il gioco contempla, inoltre, alcuni bonus e power-up che ci consentiranno via via di essere più forti (bottiglie), di saltare più in alto (scarpe) e di guadagnare un credito extra (medi-kit). Qualora venissimo sopraffatti dai nostri aguzzini, potremmo anche assistere ad alcune “fatatlity” effettuate ai nostri danni. Ogni rissa deve concludersi entro un certo tempo limite, in genere in presenza degli avversari più coriacei di ogni arena: il boss finale e relativo “braccio destro”. “The Strangers” si articola in otto livelli differenti, richiamabili fra l’altro tramite un comodo sistema di password, ed offre tre modalità di gioco. A parte il modo “Action” equiparabile al classico “Story Mode”, per uno o due giocatori contemporanei, abbiamo anche due diverse modalità “multiplayer”: “Death Match” e “Gang War”. La prima consente ad un massimo di sei giocatori umani, ciascuno rappresentante una determinata gang, di darsele di santa ragione nel tentativo di prevalere l’uno sull’altro. Vince, ovviamente, chi rimane in piedi per l’ultimo, entro un tempo massimo pari a mezzora. La seconda, sebbene molto simile alla precedente, non permette di infliggere danni agli avversari, che, di fatto, non rimangono esanimi, ma al contrario assegna dei punti ad ogni colpo inferto. Allo scadere del tempo limite, vincerà chi ha accumulato il punteggio più alto. Oltre a queste, vi è poi il modo allenamento per far pratica con le meccaniche alla base del gioco. Nonostante un comparto grafico non propriamente accattivante, bisogna pur sempre ammettere che dal punto di visto tecnico "The Strangers" non è poi un titolo così malvagio.


    A scapito di uno stile grafico alquanto “artigianale”, contraddistinto da personaggi disegnati a mano su sfondi per lo più “renderizzati”, non manca di certo una certa fluidità complessiva, in particolare per quanto riguarda le animazioni che contraddistinguono i combattenti e lo scorrimento multi direzionale dello sfondo. A tal riguardo, vale anche la pena di aggiungere che la resa finale della grafica è impreziosita dalla presenza di alcuni particolari truculenti come le già citate “fatality” e le gocce di liquido ematico che via via imbrattano il pavimento.  L’azione è accompagnata da una colonna sonora “onesta”, cioè da una serie di motivetti alquanto orecchiabili e da una manciata di effetti sonori e campionamenti vocali per lo più efficaci. Concludendo, “The Strangers”, nonostante un livello di difficoltà decisamente impegnativo, almeno per quanto riguarda la campagna a singolo giocatore, ed una certa rigidità dei controlli, rimane pur sempre un interessante "beat 'em up" che trova la sua ragion d’essere nelle accattivanti modalità “multiplayer” che lo contraddistinguono. Carino, edizione multi linguaggio. Il link:

    Download The Strangers CD (Multilanguage)

    N.B.: Il gioco funziona col “WinUAE”, l’emulatore ha bisogno però delle roms di sistema per operare correttamente. Dopo averlo installato, pertanto, è necessario scompattare l’archivio con i file di sistema, “Amiga_System_Roms.rar”, nelle stessa cartella del programma cosicché, una volta lanciato, possa riconoscerle automaticamente. Inoltre, va anche estratto l’archivio che contiene l’immagine dell’hard disk su cui è stato installato il sistema operativo dell’Amiga, “AmigaWB3x.rar”. A questo punto, non rimane che montare l’iso del gioco nel lettore virtuale di “Alcohol 120%” o “Daemon Tools”. Dopo di che, si lancia il WinUAE e dalla scheda ‘Quickstart’ si imposta “Expanded WinUAE example configuration” in “Model” e “High-end expanded configuration” in "Configurations". In “Hard drives”, tramite il pulsantino “Add Hardfile -> Path -> …”, va selezionato il file “AmigaWB3x.hdf”. Spuntate, poi, anche la voce “Include CD/DVD Drives” in modo che l’emulatore riconosca il cd-rom virtuale all’avvio. Da “Game Ports” si scelgono le configurazioni di tasti per l’emulazione dei Joystick, impostate quella che più vi aggrada. Nella scheda “Miscellaneous”, in corrispondenza di “SCSI and CD/DVD access method:”, occorre settare il modo più indicato per il nostro PC, tipo che so: “SPTI”, cambiatelo qualora non riconoscesse il cd in fase di emulazione. Infine, in “Configuration” salveremo la configurazione appena effettuata, così da non dover reimpostarla ogni volta. Avviate l’emulazione cliccando su “Start”, dopo qualche istante di caricamento dovreste avere sul desktop l’icona “Strangers”. Fateci un primo doppio click per aprirla ed in seguito lanciate l'“Install”. Cliccate tre volte su “Proceed” e il gioco dovrebbe installarsi correttamente. Per farlo partire, aprite “System” e dal cassettino “StrangersAGA”, fate scorre la barra orizzontale qualora non si vedesse, date un doppio click su “Strangers”.

    Questa interessante edizione speciale è l’ultima incarnazione del semisconosciuto “Skunny”, un simpatico scoiattolo protagonista di una prolifica serie di videogiochi realizzati per i Personal Computer.  I fasti offerti da quest’ultima fatica della “Magic Touch” non sono poi così lontani dagli analoghi di altri “platform” incentrati su dei personaggi ben più famosi: “Jazz Jackrabbit”, “Bubsy” e "Zool" giusto per citare i più noti.  Quest'edizione a 32 bit, per di più, è stata anche l'unica ad esordire come un vero e proprio videogioco commerciale, al contrario dei precedenti episodi che debuttarono invece nel più ristretto circuito shareware. In quest’ultimo episodio della serie, il buon Skunny è entrato in possesso di un'antica mappa sulla quale sono indicati dei luoghi che celerebbero degli inestimabili tesori. Nei panni del sopraccitato roditore, pertanto, dobbiamo recuperare queste allettanti ricchezze prima che finiscano nelle mani sbagliate.  Durante tale ricerca visiteremo, perciò, gli scenari più improbabili situati negli angoli più remoti del pianeta. Ciascuno di questi sarà caratterizzato da un particolare tema che via via vedrà: una nave pirata, le caverne artiche, un'oasi nel deserto, il lontano oriente, i misteri egizi e persino un castello incantato. Lungo il corso della partita dovremo completare qualcosa come un centinaio di livelli, ognuno dei quali conterà decine d'insidie e nemici da evitare, oltre che altrettanti oggetti da collezionare. L'uscita di ogni singolo stage andrà sbloccata raccogliendo un certo numero di chiavi, così come ogni porta che ci ostruirà il passaggio dovrà essere aperta attivando un apposito interruttore. I nemici che infestano i vari livelli, analogamente a quanto accade negli altri titoli del medesimo genere, dovranno essere eliminati spiccando degli opportuni balzi al di sopra delle loro teste.


    Il numero delle vite a nostra disposizione, inoltre, potrà essere incrementato accumulando un cospicuo gruzzolo di monete. Ovviamente, come da tradizione, non mancheranno anche i passaggi segreti più disparati che, spesso e volentieri, ci condurranno in speciali aree dove far incetta di "bonus" e ricchezze, fermo restando la presenza di alcuni oggetti tutt'altro che salutari. Oltre ai sei mondi sopraccitati, "Skunny” offre anche un'interessante "editor" attraverso cui potremo realizzare dei livelli inediti, tale "feature" non mancherà pertanto di accrescere ulteriormente la longevità complessiva del prodotto. Il comparto tecnico è stato completamente tirato a lucido per l'occasione ed, oltre a sfoggiare una sgargiante grafica contraddistinta da uno stile tipicamente "cartoonesco", vanta anche un accattivante effetto prospettico che ne arricchisce ancor di più la resa finale. L'aggiornamento della scena è piuttosto fluido e veloce considerando le decine di oggetti che sfrecciano in lungo e in largo per lo schermo. L'azione è accompagnata da una serie di motivetti per lo più orecchiabili e da degli effetti sonori tutto sommato efficaci. Tirando le somme, quest’ultima incarnazione dello scoiattolo “Skunny “ si presenta indubbiamente come un gioco di buona fattura in grado di offrire parecchie ore di divertimento, sebbene alla fin fine non proponga alcunché di nuovo.  Un titolo per lo più carino, quindi, che mi sento di consigliare a tutti gli appassionati di questo genere di videogiochi, ma che comunque meriterebbe quanto meno una bella occhiata anche da parte di coloro che non fanno delle piattaforme la propria ragione di vita. Non male, edizione multi linguaggio. Il link:

    Download Skunny - Special Edition CD (Multilanguage)


    “Gaia Seed” è un semisconosciuto shoot’em up realizzato dalla Techno Soleil, una software house giapponese già nota per aver dato i natali all’altrettanto oscuro “Kaisoku Tenshi”: un simpatico platform sviluppato anch’esso per la prima Playstation. Prima di descriverne i pregi e le caratteristiche più interessanti, vorrei spendere qualche parola su quello che, almeno secondo alcuni, sarebbe il suo difetto più evidente, semmai possa essere considerato tale in realtà, e cioè il fatto di non assomigliare in alcun modo ai titoli che hanno contribuito a diffondere la nuova accezione che contraddistingue tuttora questo genere di videogiochi: la svolta tridimensionale giusto per intenderci. In altre parole, “Gaia Seed” piuttosto che adeguarsi al nuovo standard introdotto da titoli del calibro di “Raystorm”, “G-Darius”, “Philosoma”, “Einhander” ed “R-Type Delta”, giusto per citare i più celebri sviluppati e convertiti appositamente per il famoso 32 bit della Sony, preferì invece rifarsi ai fasti della precedente generazione di piattaforme videoludiche, in particolare ai vecchi sistemi a 16 bit come il Sega Mega Drive, il Nec PC-Engine e il Super Nes della Nintendo. Fatta questa breve considerazione, che effettivamente potrebbe scoraggiare tutti coloro non particolarmente avvezzi a titoli così datati, bisogna pur sempre ammettere che si tratta di tutt'altro che un brutto videogioco, a cui bisogna riconoscere, fra l'altro, il non trascurabile pregio di offrire un incedere tutto sommato moderno, sebbene debba pagare senza alcun dubbio più di un pegno alla sua impostazione tipicamente “dueddì” e alla scalcinata distribuzione che purtroppo l’ha visto suo malgrado protagonista. Comunque sia, la partita inizia nello spazio profondo, nelle immediate vicinanze di una stazione spaziale. Da li a poco inizieremo a vedercela con i primi nemici all’interno di quella che pare essere una sorta di discarica spaziale. Lo spazio circostante pullula, infatti, di una miriade di detriti a cui è stato applicato un accattivante effetto di rotazione. Mentre lo sfondo scorre fluidamente, forte anche di un pregevole effetto prospettico dovuto al sapiente impiego di numerosi strati di parallasse, lo scenario verrà messo in scala fino a condurci in quella che sembra essere una sorta di rete elettronica concepita per alimentare un qualche tipo di congegno per il salto “iperspaziale”.


    Entro pochi istanti dall’aver spiccato il balzo, ci ritroveremo dall’altra parte della Galassia, nei pressi del luogo in cui sta infuriando il grosso della battaglia. Questi frequenti capovolgimenti di fronte che via via interessano l’azione sono una delle peculiarità più interessanti di “Gaia Seed”, spesso e volentieri, non avremo neanche il tempo di meravigliarcene visto le improvvise e le inaspettate trovate che inframmezzeranno il normale fluire della partita. La  nostra astronave, ad ogni modo, impiega essenzialmente due tipi di armi: il classico cannone “vulcan” ed il laser. La gittata e l’efficacia di queste armi possono essere potenziate più volte collezionando degli opportuni “power-up”. L’armamento secondario consiste, invece, in un onda a mezzaluna e in un classico proiettile energetico, le performance di queste ultime, al contrario, non possono essere migliorate in alcun modo. La navicella, d’altra parte, è protetta da uno scudo che tenderà ad affievolirsi a seguito di ogni colpo ricevuto, quest’ultimo  potrà comunque rigenerarsi durante i momenti di calma. A mano a mano che persevereremo col far fuori i nemici, faremo aumentare l’indicatore che rappresenta l’intensità di fuoco. Una volta raggiunto il livello massimo, questo ci consentirà di scatenare un devastante attacco speciale la cui natura dipenderà dal tipo di arma in dotazione. Come in ogni buon “shoot’em up” che si rispetti, non mancheranno gli scontri con i boss di fine livello più disparati, i quali ovviamente non tradiranno i tipici stereotipi di questo genere di videogiochi. Una volta sconfitte queste inquietanti creature, assisteremo a più riprese all’intensificarsi della battaglia e, da lì a breve, verremo nuovamente catapultati nel bel mezzo dell’azione. Nel corso della partita visiteremo gli scenari più fantasiosi ed improbabili: ci tufferemo, ad esempio, nelle profondità di un suggestivo oceano contraddistinto, fra l’altro, da un design decisamente retrò ed impreziosito dal tipico effetto ondulatorio volto a riprodurne la distorsione e la trasparenza dell’acqua, così come attraverseremo un denso strato di nubi d’alta quota che improvvisamente si rivelerà essere un gigantesco sistema temporalesco.


    Una volta al suo interno, ciò che a prima vista ci appariva come un paesaggio piuttosto monotono e banale, si trasformerà pian piano in un inquietante caleidoscopio di luci, ombre, pioggia e saette. In genere non fornisco mai così tanti dettagli, ma data la scarsa notorietà del titolo in questione e la blanda considerazione dimostratagli in fase di "testing", non penso di arrecargli alcun torto dando un’idea più obiettiva di quanto abbia effettivamente da offrire. Ad ogni modo, più giocherete a “Gaia Seed”, più noterete tanti piccoli particolari che ve lo faranno apprezzare ancora di più. Un altro aspetto particolarmente curato di questo titolo, al pari delle summenzionate raffinatezze estetiche squisitamente bidimensionali, concerne il comparto audio. I brani riprodotti durante lo svolgimento dei livelli, così come tra l’altro gli stessi effetti sonori, di cui molti ambientali, che ne impreziosiscono la resa finale, non si limitano ad accompagnarne semplicemente l’azione, ma al contrario contribuiscono decisivamente a calare il giocatore nelle più disparate atmosfere poste in essere dal gioco. In altre parole, non sarà raro subire il fascino dei passaggi musicali più evocativi così come, d’altro canto, percepire una scarica di adrenalina a seguito degli avvicendamenti particolarmente ritmati. Tirando le somme, non posso far altro che consigliare “Gaia Seed” a tutti gli amanti degli sparatutto, soprattutto a coloro che non si pongono alcun problema nel cimentarsi con un titolo che si rifà pedissequamente ai fasti della precedente generazione bidimensionale. A tutti gli altri consiglio, invece, di non farsi sviare troppo dalla sua impostazione anacronistica poiché celato in essa vi è comunque un signor “shoot’em up” ricco di spunti e sorprese. Qualora ve lo lasciaste sfuggire, oltretutto, difficilmente potreste imbattervi in futuro in un altro titolo così curato e sorprendente. Non male, il link:

    Download Gaia Seed CD

    N.B.: "Gaia Seed" funziona con il pSX, l'emulatore ha però bisogno del Bios originale della Playstation, scompattate il file 'BiosPSX.rar' dentro la cartella /bios/ dell'emulatore. Una volta lanciato il programma, bisogna aprire il menu 'File' e selezionare 'Inserisci immagine CD'. Dalla finestra si seleziona il file 'GaiaSeed.ccd', successivamente sempre dal medesimo menù potete dare il 'Reset'. Selezionando 'Configurazione', sempre dal menù File, e poi la scheda 'Controller' saremo in grado di specificare i tasti che più preferiamo.

    "Super Mario Bros" nell'immaginario collettivo è divenuto ormai da tempo il termine di paragone per tutti quei videogiochi che rientrano nella categoria dei platform a scorrimento e poco importa che la celebre casa di Kyoto ce l'abbia riproposto così tante volte e in così tante salse da farcelo diventare persino un "tantino" indigesto. A prescindere da quale sia il grado di sopportazione di ognuno di noi, bisogna pur sempre ammettere che i suoi giochi, almeno quelli prettamente attinenti al genere delle piattaforme, sono sempre stati e continuano ad essere dei prodotti d’indiscutibile qualità, quindi non c'è molto da meravigliarsi se qualche talentuoso programmatore dedito al "retro-programming" cerchi di riprodurne i medesimi fasti sulla sua piattaforma retroludica preferita, magari modificandoli giusto quel tanto che basta per non incorrere nelle ire della summenzionata azienda giapponese. Ebbene, Crownland, in breve, colma l'assenza di tali titoli sui celebri computer ad otto bit dell'Atari, almeno per quanto riguarda i modelli più recenti di classe XE/XL, un po' come fece a suo tempo "Great Giana Sisters" sul "Commodore 64". Il sopraccitato videogioco, come premesso, si sviluppa più o meno come uno dei tanti platform aventi come protagonista il famoso idraulico italiano, seppur con qualche semplificazione. A livello di gameplay, infatti, non dobbiamo far altro che raggiungere la fine di ciascuno stage assecondandone lo scorrimento con una lunga serie di balzi.


    Durante l'azione non ci limitiamo a superare solamente i dislivelli più disparati, ma piuttosto ci tocca anche ingegnarci su come raggiungere le piattaforme più inaccessibili così da raccogliere il maggior numero di stelline possibile. Per far ciò, spesso e volentieri, siamo costretti a sfruttare la presenza dei mostriciattoli che infestano il livello, in particolare: lumache, ricci, pipistrelli, scimmie, tartarughe, ragni e scorpioni. Tali creature, quando non necessarie ai nostri scopi, possono essere fatte fuori colpendole dall'alto, cioè schiacciandole dopo aver spiccato un apposito salto. Ovviamente, come da tradizione, non mancheranno, inoltre, le perfide piattaforme semoventi e le sezioni da superare con una repentina sequenza di salti ben ponderati. Ogni livello dovrà essere completato entro un certo tempo limite ed, oltre alle stelline, sarà possibile collezionare anche qualche altro bonus. Nel corso di ciascuno stage potremo contare, inoltre, su una piccola scorta di energia che ci consentirà di resistere a qualche fugace contatto con i nemici, ma, una volta terminata quest’ultima, perderemo comunque una preziosa vita e dovremo riprendere il livello dall'inizio. Alla fine di uno stage riceveremo anche un punteggio bonus calcolato in base al tempo risparmiato. Crownland contempla tre mondi suddivisi in due livelli ciascuno, a questi vanno poi aggiunti un paio di stage bonus e lo scontro finale col boss che ha messo a ferro e fuoco il Regno. Il gioco, sebbene indubbiamente corto, è comunque abbastanza impegnativo e non mancherà di metterci in difficoltà in più di un’occasione.


    Ciò che colpisce maggiormente di Crownland, oltre al fatto di essersi classificato solamente al secondo posto nell’“ABBUC SW Competition” del 2007, sono senza alcun dubbio le strabilianti performance audio/visive sfoggiate. Da questo punto di vista si può affermare con certezza che si tratta di uno dei migliori platform ad otto bit mai realizzati, non solo per quanto riguarda le macchine Atari. La grafica sfrutta il classico stile rotondo che contraddistingue la maggior parte di questi titoli ed, oltre ad essere piacevole e simpatica, appare piuttosto dettagliata e colorata. La scena è impreziosita da uno stupefacente effetto prospettico multi-strato che asseconda lo scorrimento dello sfondo. Il comparto grafico, inoltre, è arricchito da innumerevoli altri dettagli tra i quali vale sicuramente la pena di citare: la sfumatura in piena tradizione Amiga che enfatizza il cielo, lo splendido effetto trasparenza realizzato per rappresentare l'acqua e l'incredibile parallasse a scomparsa che caratterizza alcune sezioni dello scenario. Il comparto audio non è da meno, l'azione è accompagnata da una manciata di motivetti per lo più orecchiabili e da una serie di effetti sonori sicuramente efficaci, il risultato finale rende comunque giustizia anche in questo caso alle sofisticate capacità hardware di questi sistemi.  Concludendo, nonostante sia un titolo tutt'altro che longevo e presenti delle meccaniche di gioco fin troppo ripetitive, Crownland rimane pur sempre una delle migliori “release” ad otto bit di questi ultimi anni. Non male, il link:

    Download Crownland

    N.B.: Crownland può essere giocato con l'Atari800Win Plus, a patto però di aver precedentemente scompattato i file di sistema, Atari8BitSystemRoms.rar, nell'apposita cartella ROM dell'emulatore. Dopo esserci assicurati di avere il programma impostato sui modelli XL/XE, 'Atari -> Machine type', e aver selezionato i rispettivi file per OS-B, BASIC, e XL/XE, da 'Atari -> Rom Images', potremo far partire il gioco selezionando l'apposito file, "Crownland.xex", con 'File -> Autoboot image'. I controlli per il gioco vedono le frecce direzionali per i movimenti del personaggio ed il tasto Ctrl per iniziare.

    La Cinemaware, spesso e volentieri, viene citata dai videogiocatori di vecchia data quando ritornano con la mente a quel periodo aureo della loro fanciullezza in cui il videogioco non era stato ancora completamente assoggettato ai capricci del progresso tecnologico e alle mere logiche del mercato. Nell'immaginario collettivo la sopraccitata software house è divenuta col tempo ben più di una banale azienda che iniziò a produrre i propri videogame a partire dalla seconda metà degli anni '80, i giochi che di volta in volta pubblicava, infatti, non si limitavano ad essere dei meri passatempi caricati giusto per ingannare un po' il tempo, ma al contrario assomigliavano più a delle piccole "opere" a carattere prettamente cinematografico, da cui il suo stesso altisonante nome, in grado di offrire delle vere e proprie esperienze videoludiche. Titoli del calibro di "It came from the Desert", "The King Of Chicago", "Lords Of The Rising Sun",  "Tv Sports: Football", "Wings" e "Rocket Ranger", sembravano voler dettare via via che uscivano i nuovi termini di paragone per i videogiochi dell'epoca, forti anche delle strabilianti capacità audio/visive delle prime piattaforme a sedici bit che proprio in quel periodo iniziavano a diffondersi capillarmente nelle nostre case. Il gioco che, però, ebbe il merito di dar l'inizio a tutto, l'indiscusso capostipite per intenderci, fu per l'appunto "Defender of the Crown": un titolo che nella sua incarnazione per i sistemi "Amiga" divenne una vera e propria "Killer Application" e contribuì non poco allo stesso successo commerciale della summenzionata piattaforma. Purtroppo, dopo alcuni anni passati al vertice, la Cinemaware chiuse i battenti e se ne persero le tracce fino ai primissimi anni del nuovo millennio, quando decise di ripresentarsi sui personal computer proprio con il rifacimento del videogioco che più di ogni altro la consacrò alla storia. "Defender of the Crown" è un videogame strategico ambientato nella Gran Bretagna medievale della seconda metà del dodicesimo secolo. L'antefatto alla base del gioco vede la prematura scomparsa del Sovrano e la conseguente disgregazione del Regno in una moltitudine di piccole province ribelli intente a prevalere l'una sull'altra. Al governo di uno di questi piccoli reami, dobbiamo muovere guerra contro ciascun feudo ribelle fino a riunificare nuovamente il Paese sotto la medesima bandiera ed ambire così alla sua corona. All'inizio della partita scegliamo il nostro alter ego da una rosa di quattro possibili candidati, siano essi sassoni o normanni: Wilfred of Ivanhoe, Cedric of Rotherwood, Geoffrey Longsword ed infine Wolfric The Wild. Ognuno di questi potenziali comandanti è contraddistinto da alcuni parametri che ne specificano le abilità in particolari situazioni: l'attitudine al comando, la bravura nel disarcionare gli avversari e l'agilità nei duelli all'arma bianca. Subito dopo aver deciso il leader del nostro regno, ci ritroveremo dinanzi al fantomatico Robin Hood, costui, diversamente da quanto avveniva nelle precedenti edizioni realizzate per l'Amiga e il "Commodore 64", non si limiterà solamente ad esortarci alla collaborazione per ristabilire l'unità, l'ordine e la pace nel Paese, ma al contrario ci offrirà un obiettivo secondario da portare a termine durante lo svolgimento della campagna principale.


    Il completamento di questa missione secondaria ci garantirà alcune agevolazioni che potranno essere sfruttate per il perseguimento della nostra causa. Una tipica partita a "Defender of the Crown" si articola in una lunga serie di turni che ci vedono contrapporci ad ogni singola mossa posta in essere dai nostri avversari. Costoro, vista la stessa natura rissosa che li caratterizza, non mancheranno anche di darsi addosso l'un con l'altro, spesso assecondando indirettamente i nostri interessi egemonici. Durante ciascun turno possiamo compiere al massimo un paio d'azioni prima che la mano passi automaticamente a ciascun rivale. Un turno termina quando conquistiamo un nuovo territorio o decidiamo di acquistare delle truppe, fermo restando la possibilità di rimanere in "standby", e di accumulare quindi del denaro, forzando semplicemente il passaggio al turno successivo. Le nostre finanze vengono rimpinguate a cadenza mensile, in base ai singoli introiti provenienti da ogni contea posta sotto il nostro controllo. Con l'oro delle nostre casse acquistiamo i soldati, i cavalieri e le catapulte necessarie a sostenere le nostre decisioni tattiche. Le milizie possono essere lasciate a difesa di ciascun territorio o riunite in un più vasto esercito col quale conquistare i reami limitrofi. La gestione dei conflitti, diversamente da quanto avveniva nell'edizione per il C64, non mostra alcun campo di battaglia e men che meno una qualsiasi animazione per le truppe, ma si limita a visualizzare una semplice finestrella che fornisce un resoconto numerico di come sta evolvendo lo scontro. Durante la battaglia, in qualsiasi momento, abbiamo la facoltà di decidere quale strategia offensiva adottare: possiamo ricorrere a due modalità d'attacco frontale, optare per un aggiramento oppure ricorrere ad un bombardamento a distanza tramite le nostre catapulte. Col passare del tempo assisteremo alla progressiva diminuzione delle milizie di entrambe le parti in lotta, il conflitto terminerà quando una fazione sarà completamente annientata dall’altra. Qualora la situazione divenisse insostenibile per manifesta supremazia numerica dell'avversario, si potrà salvare il salvabile battendo rocambolescamente in ritirata. A mano a mano che annetteremo delle nuove province al nostro reame, saremo costretti a consolidarne i confini con delle apposite milizie o edificandovi delle torri difensive. Un regno nemico può essere conquistato solamente ponendone sotto assedio il castello. L'assedio consiste nell'indebolire le difese della roccaforte rivale con la nostra catapulta: i macigni devono essere impiegati per aprire un varco fra le mura per poi lanciarvi all'interno delle carcasse infette o dei calderoni stracolmi di una miscela incendiaria. Per quanto riguarda il governo della catapulta potremo decidere solamente il tipo di proiettile da lanciare e l'angolazione del tiro. L’attacco, ad ogni modo, servirà a ridurre le forze a protezione della fortezza, più colpi andranno a segno, più blanda sarà la resistenza offerta al nostro esercito. Al termine dell'assedio, il combattimento continuerà come una normale battaglia e si concluderà con la caduta del castello o con la nostra disfatta/ritirata. Una volta conquistata la roccaforte nemica, ne acquisiremo sia le ricchezze che i territori.


    Le province possono essere acquisite anche vincendo un torneo cavalleresco, organizzandolo o partecipandovi dopo aver accettato un invito. All'inizio di ciascuna sessione ci viene chiesto di selezionare una landa che vorremmo annettere al nostro regno dopodiché il corrispondente sovrano farà altrettanto con uno dei nostri possedimenti. Nel corso di ogni singola Giostra dobbiamo disarcionare l’avversario colpendone lo scudo con la nostra lancia. Nel caso non volessimo mettere in palio un territorio, potremo sempre competere per la vana gloria contro i migliori cavalieri d'Inghilterra. Un modo per fare velocemente cassa e fiaccare il nemico consiste, inoltre, nel razziare il tesoro custodito nel suo castello. Durante un'incursione controlliamo uno spadaccino che deve farsi strada duellando contro tutti i nemici che gli si parano davanti. Nel corso di ciascun combattimento possiamo spostarci solo orizzontalmente e scoccare un semplice colpo con la spada, fermo restando la possibilità di eseguire anche una blanda parata. Di tanto in tanto, ce la dovremo vedere anche con alcuni eventi casuali che metteranno a dura prova la nostra pazienza, non sarà raro, infatti, perdere un territorio a causa di una rivolta o subire una rapina. Talvolta ci verrà persino chiesto di trarre in salvo un'avvenente donzella facendo irruzione nel feudo in cui è tenuta prigioniera, in cambio otterremo la sua mano e l'eventuale unificazione col suo regno. Il gioco nel suo complesso è abbastanza impegnativo, comunque sia, è possibile impostare l'aggressività dei nemici e la loro abilità generale su tre distinti livelli di difficoltà. Le componenti audio/visive di questa nuova edizione sono state completamente tirate a lucido per l'occasione. Il comparto grafico è stato rielaborato giusto il tanto che basta per adattarlo alle più performanti capacità grafiche dei nostri moderni personal computer. La grafica, nonostante ora faccia uso dell'alta risoluzione e risulti essere più nitida, dettagliata e sfumata, ha mantenuto comunque lo stile originale. Tutti i particolari che caratterizzavano l'edizione Amiga sono stati migliorati coerentemente con quanto aveva da offrire quest'ultima, senza tradirne, cioè, in alcun modo lo spirito originario. Le animazioni a contorno delle varie sezioni del gioco sono curate o comunque all'altezza della situazione. La colonna sonora è stata riorchestrata ed i motivetti che accompagnano le diverse situazioni della partita, pur suonando decisamente meglio, mantengono lo stesso feeling di tanti anni fa. Tirando le somme, questa nuova incarnazione del leggendario "Defender of the Crown" purtroppo non offre nulla di più di quanto già facesse la prima versione pubblicata sui sistemi Amiga, miglioramenti estetici e missioni secondarie a parte. Se, per un verso, è improponibile un qualsiasi confronto con gli strategici più recenti per via delle sue meccaniche di gioco fin troppo obsolete, è pur sempre vero che, dall'altro, non mancherà comunque di accattivare tutti coloro che poterono divertirsi con la sua prima mitica edizione. Se l'intento della Cinemaware era di far cassa speculando sul proprio glorioso passato, ebbene questo subdolo tentativo è miseramente fallito poiché a tal riprova basti pensare alle scarse vendite e ad il controverso responso della critica. Se, invece, come d'altronde è più probabile che sia, il suo obiettivo consisteva semplicemente nel produrre  un’edizione tributo, una sorta di edizione limitata se vogliamo, per i suoi vecchi estimatori, allora in questo caso ha sicuramente colto nel segno. A prescindere da qualunque fosse la sua reale intenzione e da come sia andata effettivamente, rimane pur sempre una buona scusa per far conoscere questo splendido classico a tutti coloro che se lo persero per meri motivi anagrafici. I link:

    Download Defender of the Crown - Digitally Remastered Edition CD

    Quando si pensa alla Micro Cabin si finisce inevitabilmente col rammentare solo i suoi capisaldi più importanti, titoli del calibro di Xak, Illusion City e Fray giusto per fare qualche esempio, e pertanto si tende ad ignorare tutti quei titoli minori che di fatto, in una maniera o nell'altra, ne hanno comunque caratterizzato gli esordi. Al pari di molte altre software house che esordirono sui vetusti sistemi MSX, infatti, anche la sopraccitata azienda iniziò producendo dei videogiochi contraddistinti da dei concept molto più elementari ma pur sempre meritevoli di una certa attenzione perché ricchi di spunti e d’idee più o meno originali. "Polar Star" è per l'appunto uno di questi giochi, in particolare uno "shoot 'em up" tridimensionale che fece della semplicità e dell'immediatezza delle sue meccaniche di gioco i propri cavalli di battaglia, tanto da aver lasciato un ricordo indelebile in tutti coloro che ebbero il privilegio di poterlo giocare a suo tempo. Il gioco prende piede su un remoto pianeta denominato "Polar Star IV", un lontano corpo celeste tenuto sotto scacco da una crudele razza aliena. Il nostro compito consiste naturalmente nel scacciare via tali malefiche creature distruggendo tutte le fortezze che hanno costruito sulla superficie del pianeta. Durante l'azione governiamo una piccola astronave che inizia ciascun livello ad una certa distanza dall'obiettivo e, a mano a mano che combatte contro le forze deputate a sua difesa, si avvicina sempre più al summenzionato edificio fino a giungere ad una distanza ideale per colpirlo.


    La roccaforte aliena può essere distrutta solamente tramite un apposito missile che per essere armato necessità di una certa quantità di energia. Mentre attendiamo che il livello energetico richiesto venga raggiunto, siamo praticamente privi di difese e lasciati in balìa dei nemici. L'unico modo che abbiamo per difenderci consiste semplicemente nell'eludere ogni possibile collisione sperando che il tempo necessario passi al più presto. Una volta che l'ordigno è pronto per essere lanciato, dobbiamo far fuoco sul minuscolo bersaglio che si sposta repentinamente lungo la facciata dell'imponente struttura, un’operazione tutt'altro che semplice visto il caos che caratterizza tale fase. Nella concitazione generale, infatti, non sarà raro mancare il bersaglio e dover quindi attendere per un'altra possibilità di fuoco. Comunque sia, dopo aver fatto saltare in aria la fortezza, terminerà il livello e la partita proseguirà proponendoci degli stage sempre più difficili caratterizzati da una maggior distanza da coprire e da nemici ancor più agguerriti. I controlli deputati al governo del gioco sono quanto di più semplice si possa immaginare: con le frecce direzionali spostiamo il nostro velivolo per lo scenario mentre con lo spazio facciamo fuoco. La distanza percorsa e il livello di energia necessario per armare il missile sono indicati da due comodi contatori. Ciò che rende unico "Polar Star", e che quindi lo fa spiccare dalla moltitudine di shooter più o meno simili pubblicati nello stesso periodo, è però l'accattivante bagaglio tecnico sfoggiato, da questo punto di vista non si può far altro che elogiare il programmatore, H. Wada, per l'ottimo lavoro svolto.


    A tale riguardo, ciò che colpisce maggiormente è senza alcun dubbio l'impressionante effetto prospettico impiegato per rappresentare lo scenario del gioco. In pratica, tale artificio tecnico comprime la grafica in prossimità dell'orizzonte artificiale per poi espanderla gradualmente man mano che si avvicina al punto di vista dell'osservatore. La cosa ancor più interessante è che il summenzionato effetto viene applicato ad un paesaggio in scorrimento e che, come se non bastasse, riproduce persino la curvatura della superficie del pianeta. Quest'ultima peculiarità può essere notata osservando per bene tutti gli oggetti che appaiono o oltrepassano la linea dell'orizzonte. Tutti gli elementi che si muovono per lo scenario, siano essi nemici, proiettili, la stessa fortezza o la nostra astronave, vengono messi opportunamente in scala in base alla loro distanza dall'osservatore. Oltre al ridimensionamento di tutti questi particolari grafici, vale anche la pena di citare la convincente rotazione che caratterizza ciascuna roccaforte. Il risultato tecnico conseguito ha dell'incredibile considerando l'epoca della realizzazione ed i limiti hardware degli MSX di prima generazione, ma è pur sempre vero che il sopraccitato exploit tecnico alla fin fine non può attenuare più di tanto l'estrema semplicità della grafica e l'intrinseca ripetitività dell'azione. Il comparto audio, al pari di quello grafico, è altrettanto funzionale, sebbene offra comunque un paio di motivetti orecchiabili ed una serie di effetti sonori per lo più efficaci. Non male, quindi, un piccolo cult game per tutti gli estimatori di questi primi home computer ed un titolo che vale sicuramente la pena di essere riscoperto. Il link:

    Download Polar Star (Floppy and tape images)

    N.B.: Polar Star può essere giocato tranquillamente col BlueMSX, ma a seconda dell'edizione utilizzata, cassetta o dischetto, dovrà essere lanciato in maniera differente. Per quanto riguarda la versione su floppy, bisogna impostare l'emulatore sul modello MSX 2,"Opzioni -> Emulazione -> Modello emulato -> MSX 2", per poi andare a selezionare il file .dsk del gioco con "File -> Unità dicsoc floppy a: -> Inserisci:", magari spuntando prima l'opzione "Riavvia quando inserisci". La versione su nastro deve essere lanciata col primo modello di MSX, dopo la visualizzazione della schermata del basic si deve selezionare il file .cas con "File -> Cassetta -> Inserisci" optando per quello col "cload" nel titolo. Dopo averlo selezionato digitate CLOAD e date l'invio. Una volta terminato il caricamento, lanciate il gioco digitando RUN o premendo F5. Per altri usi futuri, ricordate di riavvolgere il file del nastro con "File -> Cassetta -> Riavvolgi"!

    "L'operazione 'Polaris' fu portata a termine senza grossi problemi, le due misteriose casse vennero adeguatamente conservate a bassissima temperatura nella stiva del sommergibile Victoria cosicché il loro prezioso contenuto si preservasse da un inopportuno deterioramento. Tutto filò talmente liscio che addirittura non sembrò poi essere così inverosimile l'idea di un ritorno a casa per l'ora di cena. Purtroppo, quando ormai si pensava di essere al sicuro, fece capolino dall'orizzonte un minaccioso vascello nemico che non impiegò più di tanto prima di scovarci e bombardarci con le bombe di profondità. Uno di questi ordigni esplose a poche decine di metri dal nostro scafo causando pertanto degli ingenti danni al sottomarino. A causa dell'intenso bombardamento subito, andò in corto anche l'impianto elettrico che da lì a poco innescò a sua volta un incendio che coinvolse l'intera poppa del sommergibile, proprio dove era stato stipato il misterioso carico recuperato sulla terraferma. Fu, però, quando la temperatura delle stive iniziò ad aumentare che la situazione volse decisamente al peggio..." Queste le battute iniziali di "Prisoner Of Ice", un’interessante avventura grafica ispirata ad uno dei più affascinanti racconti di H.P. Lovecraft: "Alle Montagne della Follia". Il gioco, come la stessa opera letteraria da cui trae ispirazione, si rifà a ciò che viene definito come il "Ciclo di Cthulhu": una serie di narrazioni aventi come sfondo comune le leggende ed i culti legati agli inquietanti "Grandi Antichi", una malefica razza di antichissime divinità quiescenti che per prime hanno regnato sulla Terra. Il più noto di questi esseri abominevoli è per l'appunto “Cthulhu”: una sorta di gigantesco e mostruoso cefalopode munito di ali, artigli e testa tentacolata! In "Prisoner Of Ice" impersoniamo il tenente Ryan: un agente americano in servizio sul "Victoria", un sottomarino di ritorno da una delicata missione segreta in Antartide. La storia è ambientata nel 1937 ed inizia poco dopo il salvataggio di un giovane esploratore norvegese ed il recupero di un misterioso carico. Il viaggio di ritorno verso la madrepatria si trasformerà ben presto in una vera e propria odissea e, come se tutto ciò non bastasse, verremo catapultati, nostro malgrado, in una serie di vicende al limite della realtà, dove l'orrore, l'occultismo e il sovrannaturale si amalgamano sapientemente in una delle migliori trame mai escogitate per questo genere di videogiochi.


    Il gioco, naturalmente, si governa come ogni altra avventura grafica basata sul classico sistema punta e clicca ereditato dal celebre "Maniac Mansion": in pratica col solo ausilio del mouse spostiamo il nostro alter ego in lungo e in largo per lo schermo ed effettuiamo tutte quelle azioni necessarie per venire a capo degli enigmi che sistematicamente ci si parano davanti. Al contrario di quanto avveniva nel summenzionato classico della Lucasfilm, non vi è alcun verbo da selezionare poiché l'intera interfaccia di controllo è incentrata semplicemente sull'impiego dei pulsanti del mouse. Col pulsante sinistro dialoghiamo con i personaggi, attiviamo meccanismi, leve, interruttori ed utilizziamo e raccogliamo gli oggetti disseminati per lo scenario, mentre col destro osserviamo ed esaminiamo i vari elementi che costituiscono ciascuna ambientazione, almeno quelli che vengono identificati dal passaggio del puntatore. L'inventario, a differenza del sopraccitato classico, non è sempre presente nella videata principale, ma al contrario deve essere richiamato portando il puntatore nella parte superiore dello schermo. Per utilizzare un oggetto basta semplicemente trascinarlo sull'elemento con cui vogliamo farlo interagire, sullo stesso Ryan nel caso ci riguardi direttamente. Risolvendo gli enigmi che via via ci vedranno coinvolti, accederemo a nuove situazioni ed assisteremo alla progressiva evoluzione della vicenda. Proprio sul dispiegamento dell'avventura occorre fare qualche piccola considerazione, nel senso che il gameplay, alla fin fine, pecca di una certa linearità di fondo e risulta essere fin troppo punitivo in più di una circostanza, sebbene in frangenti ben delimitati. Talvolta, inoltre, non mancherà la sgradevole sensazione di essere stati lasciati a noi stessi senza la benché minima idea di quale oggetto possa mai servire per risolvere un particolare problema o dove mai possa trovarsi. I puzzle, come premesso, sono basati per lo più sulla manipolazione dell'inventario ed in misura minore sull'acquisizione di poche informazioni, di tanto in tanto, non mancherà anche qualche fugace passaggio in cui dovranno essere risolti tempestivamente, così da scongiurare tra l'altro anche la stessa dipartita del protagonista.


    Anche per quanto riguarda gli enigmi bisogna spendere qualche parola in più, poiché non sarà raro, ad esempio, dover tornare sui nostri passi in cerca di un oggetto o comunque di un particolare dello scenario materializzatosi misteriosamente a seguito di un ben preciso evento, una soluzione tutt'altro che realistica che contrasta con la logica che vedrebbe tali particolari presenti fin dalle prime battute del gioco per poi essere utilizzati al momento più opportuno. In altre circostanze, inoltre, saremo costretti a perlustrare sistematicamente ogni singola stanza nel tentativo di scovare alcuni particolari francamente microscopici, fermo restando che non mancherà nemmeno il classico rompicapo illogico di cui non avremo la benché minima idea su come affrontarlo. Queste considerazioni, comunque sia, non vogliono sminuire in alcun modo le potenzialità e la bontà di questa realizzazione, più che altro intendono far luce sulle ragioni per cui non sia stata annoverata nell'olimpo dei capisaldi del genere, ribadendo, ad ogni modo, che molte di queste critiche potrebbero benissimo essere estese anche ad alcuni di essi. Tecnicamente, "Prisoner Of Ice" se la cavava piuttosto bene per i tempi, la grafica sfoggiava delle ambientazioni indubbiamente dettagliate che facevano un buon uso delle capacità cromatiche dei PC dell'epoca. Le animazioni erano per lo più curate e fluide, così com’erano ben realizzati anche tutti gli effetti speciali a contorno del gioco. La resa del comparto grafico poteva essere ulteriormente migliorata lanciando il gioco in modalità super VGA. La colonna sonora che ci accompagnava durante l'avventura non era da meno, le musiche, così come tra l'altro gli effetti sonori, contribuivano non poco a calare il giocatore nella misteriosa ed inquietante atmosfera del gioco, nonostante il doppiaggio della localizzazione italiana soffrisse di una qualità decisamente scadente. Tirando le somme, pur non eccellendo in senso assoluto e nonostante i sopraccitati limiti, nonché la sua longevità indiscutibilmente limitata, “Prisoner Of Ice” rimane pur sempre un'avventura piuttosto godibile che può vantare al proprio arco uno dei migliori concept horror mai ideati per questo genere di prodotti. Un titolo, concludendo, che mi sento di consigliare a tutti gli appassionati di tali storie e più in generale a tutti gli amanti di questa categoria di videogiochi. Edizione italiana, il link:

    Download Prisoner Of Ice CD (Italiano)

    N.B: Il gioco può essere avviato solamente dal suo cd-rom. Digitando ICE320 utilizzeremo la risoluzione standard del DOS, mentre con ICE640 sfrutteremo la più appagante SVGA. Sul disco fisso verranno memorizzati solamente i salvataggi e le informazioni relative alla sua configurazione.

    Avete presente il buon vecchio "Ghosts'n Goblins"? Si, il celebre classico della Capcom che ci vedeva impersonare il prode cavaliere Arthur mentre era impegnato a dar battaglia alle forze del male nel tentativo di trarre in salvo l’amata principessa Ginevra? Ebbene, questo recente videogioco postumo della "Relevo Videogames", realizzato tra l'altro per il bistrattato standard MSX (almeno qui in Italia), non solo ne riprende il concept, ma addirittura lo rielabora ambientandolo in un contesto più moderno da tipico "B-Movie" americano. L'antefatto, diversamente da quanto avveniva nel summenzionato arcade, non ci vede vestire i panni di Sir Arthur mentre se la spassa con la sua bella nei pressi di un romanticissimo camposanto, ma piuttosto quelli di Ned in compagnia della sua Linda: due secchioni delle scuole superiori che hanno appena vinto per la quarta volta consecutiva le rinomate "Olimpiadi della Scienza"! Proprio quando la situazione sta per farsi interessante, sul più bello per intenderci, un fulmine colpisce la vettura che funge da nido d'amore per la giovane coppia ed il povero Ned perde i sensi, seppur per pochi lunghissimi istanti. Mai avesse riaperto gli occhi, poiché una terribile visione lo sconvolge da cima a fondo: una misteriosa entità malefica, un demone o altro, si materializza all'improvviso e rapisce la sua dolce metà! Le tenebre, come se tutto ciò non bastasse, abbracciano l'intera cittadina che, da lì a poco, viene addirittura invasa da un esercito di repellenti creature zombie! Al contrario di quanto si possa immaginare, soprattutto per via degli occhialoni parcheggiati sul naso, Ned è tutt'altro che un nerd mollaccione e smidollato poiché fin da subito, forte dei suoi super poteri scaturiti dalla presenza della Luna piena, si mette in marcia alla ricerca della povera Linda. Facezie della trama a parte, lo svolgimento della partita, come premesso, si rifà alle medesime meccaniche del sopraccitato celebre arcade degli anni '80: nei panni dell'occhialuto Ned dobbiamo assecondare lo scorrimento dello sfondo fino a giungere alla fine di ciascun livello. Tutto ciò si traduce, in pratica, nel far fuori tutti i mostri zombi che ci si parano davanti, saltando da una piattaforma all'altra ed evitando ogni genere di proiettili, ostacoli e trappole.


    A dire il vero, il gameplay forse ricorda un po’ più "Ghouls'n Ghosts", l’altrettanto celeberrimo sequel del summenzionato capolavoro della Capcom, soprattutto per via delle rampe e dei numerosi dislivelli che contraddistinguono gli stage. Da questo punto di vista, si può pensare ad "Invasion of the Zombie Monsters" come una riuscita amalgama dei migliori aspetti di entrambi i suddetti classici. Alcuni mostriciattoli, una volta eliminati, lasceranno cadere dei preziosi "power-up", ma, al contrario di quanto avveniva nei già citati giochi incentrati sulle gesta dell’impavido Sir Arthur, non offriranno alcun tipo d'arma o armatura. Tali "power-up", invece, alterneranno periodicamente un'icona differente: una sfera contraddistinta dallo sfondo verde in grado di migliorare la potenza e il raggio d'azione dei nostri proiettili magici, la lettera "N" capace di eliminare tutti i nemici presenti sullo schermo ed infine anche un orologio volto a rimpinguare il tempo limite entro cui deve essere completato il livello. Diversamente da molti altri giochi riconducibili allo stesso genere, sono presenti anche dei bonus malevoli, tipo: una linea caratterizzata dallo sfondo rosso che ci farà perdere l'ultimo potenziamento acquisito e la lettera "D" che ci riporterà addirittura alla condizione iniziale! I nemici appena neutralizzati, spesso e volentieri, abbandoneranno anche delle monete che, una volta raccolte in un discreto gruzzolo, ci consentiranno di ottenere in cambio una preziosa vita extra. Alla fine di ogni stage ce la dovremo vedere con un cattivissimo boss, quest'ultimo, oltre a scagliarci addosso di tutto, non mancherà di sguinzagliarci contro anche i suoi fedelissimi scagnozzi. Al completamento di ciascun livello riceveremo, inoltre, un bonus in monete sonanti calcolato sulla base dei secondi risparmiati. Ogni stage verrà introdotto da un'apposita mappa che a mano a mano terrà traccia dei nostri progressi, a riprova del fatto che "Invasion of the Zombie Monsters" non si differenzia poi molto dai sopraccitati capisaldi del genere. Il gioco si articola in cinque livelli differenti o atti, ciascuno dei quali caratterizzato da una particolare ambientazione. A prima vista potrebbero sembrare pochi, ma in realtà si riveleranno una bella sfida visto l'impegnativo livello di difficoltà che li contraddistingue. Comunque sia, ci verrà data anche la possibilità di poter continuare per un paio di volte.


    Per quanto riguarda la realizzazione tecnica occorre fare una breve premessa poiché "Invasion of the Zombie Monsters" non è stato realizzato per sbalordire con le sue mirabolanti prestazioni grafiche, ma piuttosto per dare il meglio di sé già a partire dai limitatissimi MSX di prima generazione. In sede di sviluppo, infatti, si è ben pensato di eliminare all'origine ogni possibile fonte di problemi dovuti ai ben noti limiti hardware di tali macchine. Al contrario di quanto avviene con una gestione al pixel, si è preferito gestire l'intero comparto grafico secondo una filosofia imperniata sulla singola "tile" (mattonella), intesa come quell'elemento grafico composto da una "maschera" di 8x8 pixel che viene ripetuto più e più volte fino a ricostruire completamente l'intero scenario, un po' come se si trattasse delle costruzioni o di un puzzle, giusto per rendere l'idea. Quest’approccio "char by char" (piastrella per piastrella), da un lato ha comportato lo svantaggio di una grafica quanto meno blocchettosa caratterizzata da delle prestazioni poco fluide, ma dall'altro ha consentito di ridurre a lumicino tutti quei fliccherii, slittamenti ed effetti collaterali legati alle scarse performance in termini di sprite e scrolling. Tale soluzione, inoltre, ha offerto la possibilità di poter sfruttare un maggior numero di colori. In quest'ottica, pertanto, bisogna ammettere che è stato fatto un buon lavoro, nel senso che il motore che governa il gioco comunque non perde un colpo ed aggiorna lo schermo piuttosto rapidamente, sebbene i puristi del "framerate" e degli "scrolling" ultra-lisci potrebbero storcere il naso. Le suddette semplificazioni tecniche non implicano necessariamente una pessima realizzazione, anzi nel suo complesso si tratta di un buon prodotto sviluppato con tutti i crismi del caso, a tal riguardo vale anche la pena di menzionare il pregevole effetto parallattico multistrato che accompagna lo scorrimento dello sfondo. La soundtrack contempla una serie di motivetti per lo più orecchiabili ed un discreto numero di effetti sonori quanto meno efficaci, non male anche da questo punto di vista. Prima di lasciarvi, mi sembra opportuno ragguagliarvi un attimo anche sulla versione per lo ZX Spectrum. Quest’adattamento, purtroppo, si colloca una spanna al disotto di quello per l'MSX a causa delle ancor più stringenti limitazioni hardware, ma nonostante tutto mantiene inalterate quelle caratteristiche che fanno di "Invasion of the Zombie Monsters" un buon gioco: l'irresistibile atmosfera horror da tipico "B-Movie" americano e la sua indiscutibile giocabilità! Il link:

    Download Invasion of the Zombie Monsters ROM (MSX version) (www.relevovideogames.com)

    N.B.: "Invasion of the Zombie Monsters" può essere giocato tranquillamente col BlueMSX. Dal menù "File -> Slot di espansione 1 -> Inserisci..." basta selezionare il file .rom del gioco. I controlli sono semplicissimi: con lo spazio selezioniamo e facciamo fuoco mentre con le frecce direzionali spostiamo Ned in giro per lo schermo. Volendo possiamo aprire il fuoco anche col tasto Z e saltare premendo ALT, ad ogni modo spetterà a voi decidere la configurazione più comoda.

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